L’ipofisi o ghiandola pituitaria è una piccolissima struttura anatomica con un’enorme importanza biologica. Nonostante dimensioni simili ad un fagiolo ed un peso praticamente irrisorio (poco più di mezzo grammo), l’ipofisi controlla in prima persona la funzionalità di numerosi organi, tra cui tiroide, porzione corticale dei surreni e gonadi (ovaie e testicoli).

L’ipofisi, inoltre, partecipa alla regolazione del metabolismo idrico, alla secrezione lattea e alla crescita corporea; in tutto, produce nove ormoni, di cui sette nella sua porzione anteriore (adenoipofisi) e due in quella posteriore (neuroipofisi).

Questa distinzione non è soltanto anatomica o didattica, poiché diverse sono anche le funzioni e le origini embrionali.

L’ipofisi si trova all’interno della scatola cranica, più precisamente alla base del diencefalo, dietro al chiasma ottico. Protetta da una depressione dell’osso sfenoide, la sella turcica, si ancora alla regione inferiore dell’ipotalamo mediante l’infundibolo, altrimenti noto come peduncolo ipofisario; l’attività della ghiandola pituitaria, infatti, è controllata dallo stesso ipotalamo, che tramite neuroni specializzati produce e rilascia peptidi in grado di favorire (RH Releasing Hormone) od inibire (IH Inhibiting Hormone) il rilascio dei relativi ormoni ipofisari. Ciascun fattore ipotalamico è specifico per un ormone ipofisario; ad esempio il GHRH (fattore di rilascio per l’ormone della crescita), stimola l’ipofisi la a produrre GH, mentre l’ormone ipotalamico TRH aumenta il rilascio pituitario di TSH, che a sua volta stimola la tiroide a produrre ormoni tiroidei. Grazie ai fattori ipotalamici, quindi, il sistema nervoso controlla direttamente l’apparato endocrino; questa regolazione è permessa dal cosiddetto sistema portale ipofisario, una struttura vascolare che trasferisce all’adenoipofisi i fattori ipotalamici di rilascio ed inibizione.

Ogni sistema portale è costituito da due letti capillari uniti da un vaso; nello specifico, il sistema ipotalamo-ipofisario nasce dalle due arterie ipofisarie superiori (appartenenti al circolo di Willis) che mandano rami nel peduncolo ipofisario, dove capillarizzano. Su questo primo letto capillare terminano gli assoni dei neuroni parvicellulari, che ivi liberano i propri RH ed IH. Le venule che nascono da questi capillari confluiscono nelle vene di congiunzione (vene porte ipofisarie) che si dirigono all’adenoipofisi attraversando il peduncolo; qui, diramandosi, formano un secondo letto capillare nella porzione anteriore della ghiandola. Venendo a contatto con le cellule adenoipofisarie, questi capillari cedono da un lato i Releasing e gli Inhibiting Hormons e dall’altro raccolgono i corrispondenti ormoni adenoipofisari. I prodotti dell’a ghiandola pituitaria anteriore vengono quindi immessi nel plesso capillare secondario e da qui, tramite vene di drenaggio che si immettono nei seni cavernosi della dura madre, raggiungono il circolo generale fino ad incontrare l’organo bersaglio.

L’ipofisi anteriore o adenoipofisi costituisce l’80% in peso della ghiandola pituitaria; secerne, dietro comando diretto dell’ipotalamo, una serie di ormoni detti tropine ipofisarie:

  • Ormone tiroideo–stimolante o TSH: prodotto dalle cellule tireotrope, ha come organo bersaglio la tiroide, nella quale stimola la produzione di ormoni tiroidei (T3 e T4, noti anche come triiodotironina e tiroxina).
  • Ormone adrenocorticotropo o ACTH: prodotto dalle cellule corticotrope, stimola il rilascio di ormoni che agiscono nella porzione corticale del surrene, stimolando la secrezione di glicocorticoidi, come il cortisolo, che partecipano alla regolazione del metabolismo glucidico.
  • Ormone follicolo stimolante o FSH: prodotto dalle cellule gonadotrope, stimola le cellule follicolari ovariche a produrre estrogeni (estradiolo), mentre nel maschio controlla la spermatogenesi a livello testicolare.
  • Ormone luteo stimolante (luteotropo) o LH: prodotto dalle cellule gonadotrope, induce l’ovulazione e la trasformazione del follicolo che ha espulso l’ovulo in corpo luteo; le cellule di quest’ultimo producono progesterone in vista dell’eventuale gravidanza. Nell’uomo, l’ormone luteotropo stimola le cellule interstiziali (del Leydig) a produrre androgeni (testosterone).
  • Prolattina o PRL: prodotta dalle cellule lattotrope, partecipa – in sinergia con altri ormoni (estrogeni, progesterone, glicocorticoidi e ormoni placentari – allo sviluppo della ghiandola mammaria e alla produzione di latte).
  • Ormone somatotropo o GH: prodotto dalle cellule somatotrope dell’ipofisi anteriore è noto anche come ormone della crescita o somatotropina (STH); esplica un effetto anabolizzante influenzando il metabolismo proteico e stimolando l’accrescimento corporeo (soprattutto a livello muscolare e scheletrico). Aumenta inoltre il catabolismo dei lipidi e risparmia glucosio.

L’ipofisi posteriore o neuroipofisi funziona da “deposito” per gli ormoni ipotalamici ADH ed ossitocina, prodotti da neuroni ipotalamici con il relativo soma localizzato nell’ipotalamo. L’ADH od ormone antidiuretico aumenta la permeabilità del tubulo renale distale del nefrone, rendendolo permeabile all’acqua per ridurre la perdita idrica; inoltre, vasocostringe i vasi periferici alzando la pressione sanguigna. Viene perciò secreto in risposta a molti stimoli, specialmente all’aumentare degli elettroliti nel sangue o a una caduta del volume ematico o della pressione sanguigna. Un deficit di ADH è responsabile del cosiddetto diabete insipido.

L’ossitocina è invece responsabile della stimolazione del miometrio uterino durante il travaglio.

In genere, la regolazione dell’attività secretoria di ipotalamo ed ipofisi è soggetta a forme di feedback negativo:
1. le cellule endocrine ipofisarie ed ipotalamiche rispondono a variazioni omeostatiche, anche ambientali, riversando i propri ormoni in circolo;
2. gli ormoni ipofisari stimolano le cellule endocrine degli organi bersaglio;
3. la risposta ormonale di queste ultime ripristina l’omeostasi ed elimina lo stimolo che le ha attivate, inibendo la secrezione dei relativi ormoni ipofisari ed ipotalamici. Si viene così a creare un sorta di circuito fisiologico, dove il prodotto finale di una determinata via metabolica inibisce le prime tappe della stessa via che l’ha generato. Stiamo parlando dei famosi circuiti feedback negativo che presiedono all’omeostasi del nostro organismo. Le regolazioni opposte, quelle a feedback positivo, sono rare e limitate ai casi in cui occorre completare rapidamente l’azione; ad esempio, sempre rimanendo in tema di ipofisi, durante il parto l’ossitocina provoca il rilascio di ulteriore ossitocina.

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